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Posts Tagged ‘internet’

NON SI PUO’ UCCIDERE INTERNET

6 dicembre 2010 Lascia un commento

Il fenomeno WikiLeaks recentemente esploso ha messo ancora una volta in evidenza la potenza di Internet, la sua velocità nel diffondere informazioni, di fronte a un mondo rimasto impotente innanzi a tutto ciò.
E’ patetico tutto quel che si sta facendo per arrestare Assange; si è giunti fino all’accusa di stupro, secondo molti infondata, poiché nei paesi in cui risiede WikiLeaks non è possibile arrestarlo per motivi di censura.

Tutto questo sforzo da parte delle organizzazioni e delle istituzioni per fermare questa avanzata è completamente inutile. Esattamente come l’open source, anche l’informazione libera non si può fermare: la loro essenza è composta di ideali, di immaginazione, di innovazione. Non ha senso cercare di fermare ciò che non è materiale. Anche tagliando le gambe a WikiLeaks ormai la parete è sfondata, ci sarà qualcun’altro a fare il loro lavoro. Non dobbiamo aver paura delle minacce dei governi.

Internet può fermarsi solo con la violenza e la coercizione. Ma se mai un paese dovesse azzardarsi a toglierci anche questa libertà allora non ci saranno scelte Leggi tutto…

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STALLO POLITICO E MOVIMENTI DAL BASSO

27 maggio 2010 Lascia un commento

E’ innegabile: un clima di sfiducia e scontentezza aleggia in maniera sempre piu’ avvolgente attorno a quella che dovrebbe essere il fondamento stabile di ogni società, la classe politica.

Ed è proprio il popolo, linfa vitale della democrazia, a sentirsi sempre meno rappresentato dai governi che si stanno susseguendo nelle ultime legislature. Che sta succedendo? Dove è finita l’identità politica che si è, storicamente, tanto faticato a creare? E’ sicuramente scalfita, minata alle basi da cio’ che ci stiamo abituando a vedere e sentire ogni giorno: un parlamento immobile, una crisi economica senza fine (nonostante i continui appelli ottimistici), imprese falliscono, disoccupazione(800.000 nuovi disoccupati nel biennio 2008-2010), malasanità e corruzione. Una società civile in balia di se’ stessa, bombardata solo di tante parole, che rimangono tali.
Politici indistinguibili
nei propri schieramenti propongono programmi e soluzioni ormai sovrapponibili e sempre meno efficaci a livello pratico, confermando -si noti- le “profezie”  schumpeteriane del ’42.

E’ in questo momento che l’ identità politica dei molti implode: chi scegliere quando si è in cabina elettorale? Da chi farsi rappresentare? Dal solito“migliore tra i peggiori”?
Magari meglio astenersi e non esercitare il proprio diritto, basti pensare che alle ultime elezioni regionali, tenutesi nel marzo 2010, hanno votato meno della metà degli aventi diritto.

Negli ultimi tempi, scrutando tra le nebbie di questo clima malsano, osserviamo la ricomparsa sulla scena politica -come un fiume carsico- di movimenti e correnti che sgorgano dal basso, che nascono col puro intento di opposizione alle politiche vigenti e finiscono per essere propositivi e vicini agli interessi dei votanti. Direttamente nelle piazze, nelle università e sempre più frequentemente sulla rete. Alla base c’è un’idea precisa e c’è voglia di cambiamento, di un’alternativa a cui aggrapparsi ed in cui credere. Ma c’è soprattutto concretezza nelle proposte e nelle riforme presentate, nessuna teorizzazione utopica, ma tentativi di rovesciamento concreti e istanze propositive di fronte a problemi altrettanto concreti. Tali soluzioni possono essere condivisibili o meno, estremiste o moderate, ad ogni modo ci sono e questo alla popolazione piace e dà sicurezza.
L’esempio piu’ eclatante in questo senso è il caso della Lega Nord, nata nel 1989, la quale poggia le proprie basi su ideali forti e radicali. Chiari segnali del consenso crescente che questo movimento sta ottenendo nella popolazione italiana sono arrivati dalle recenti regionali: la Lega ha vinto in svariate regioni del Nord (in regioni come il Veneto ed il Piemonte ha demolito anche il PDL) e si è insediata in maniera forte nelle città storicamente “roccaforti” di partiti di centrosinistra o centrodestra.

Altro esempio, che è impossibile non citare,  è il Movimento 5 stelle fondato da Beppe Grillo, movimento nato da un blog 5 anni fa e tra i primi a sfruttare a pieno l’enorme potenziale della rete. Ha toccato problemi sentiti da gran parte della popolazione declinandoli in un’ottica progressista e moderna, in netto contrasto con l’immobilismo culturale e sociale che imperversa nel paese.
Il blog ha ottenuto presto un seguito tale da poter organizzare un vero e proprio movimento politico che ad oggi conta numerosi consiglieri in giro per i comuni italiani, fino a raggiungere un importante 7% in Emilia Romagna surclassando anche l’UDC, partito storicamente piu’ radicato.

Pessimo è il tentativo di soffocare questi movimenti che ascoltano e rappresentano, piu’ e meglio di molti partiti “mainstream“, la volontà popolare. Significa ignorare l’insoddisfazione palese di gran parte del popolo ed alimentare così focolai di ribellione irrazionale e smarrimento.

Un esempio di ciò è probabilmente il tentativo dello schieramento di centrosinistra di incolpare il Movimento 5 stelle della perdita di regioni come il Piemonte alle ultime elezioni regionali. Secondo alcuni infatti, il 5% “rubato” dal 5 stelle avrebbe causato la disfatta del PD alla presidenza regionale (tranne che nella città di Torino).

E’ in realtà facile rendersi conto che questa analisi politica non abbia una base sensata, per due motivi.
Prima di tutto il pensare che nessun elettore di centrodestra abbia scelto di votare Beppe Grillo è una follia.  E’ ben noto che esistono elettori di destra che non si sentono più rappresentati dalle tinte scolorite del PDL e che sperano dunque in un’alternativa liberale più moderna, è sufficiente girare sulla sfera blog di internet, compreso quello del 5 Stelle per trovarne.

Inoltre la sconfitta di Mercedes Bresso, uscente dall’incarico di Governatore della Regione Piemonte, è stata minata fortemente dall’astensionismo degli insoddisfatti, stufi di oscillare tra uno schieramento e l’altro senza mai ritrovare un minimo di soddisfazione nelle proprie aspettative. Quelli che hanno votato il MoVimento probabilmente, in mancanza di questo, si sarebbero uniti agli astenuti.

Osservando l’elettore medio di un movimento, o comunque il simpatizzante, è evidente una nota di autocelebrazione, di forte orgoglio nell’ esser parte di un grosso gruppo di persone. Questo è, tra l’altro, un requisito fondamentale per dar vigore a un’organizzazione che parte dal basso priva dei  numeri e della stabilità di un partito che magari affonda le proprie radici nella storia d’Italia. Altri due ingredienti, anch’essi imprescindibili, sono ideali ben delineati e naturalmente un leader carismatico. Un individuo (di solito il fondatore) in cui impersonificare tutta l’essenza del gruppo.

I leader di un movimento popolare solitamente differiscono da quelli di un partito nel rapporto con i sostenitori.

Beppe Grillo è un personaggio che fa molto affidamento sulla sua immagine, anche in seguito alla carriera da attore, rimanendo vicino alla gente comune; ma anche Mario Borghezio che, nel suo passeggiare tra i mercati delle città del Nord, incontra i propri sostenitori e discute con loro, come farebbe con un qualsiasi vicino di casa.
Questa sensazione di vicinanza e di concreta prossimità con i propri rappresentanti induce una certa fiducia nella gente. Ulteriormente invogliata a votare qualcuno che conosce da vicino.

Ecco che si sceglie di cambiare aria votando per un’alternativa che abbia chiare idee e che le illustri con parole comprensibili a tutti, contro ogni ambiguità. Che dimostri di essere vicina ai cittadini, che ne parli lo stesso linguaggio e agisca direttamente sul territorio, e non lassù in alto, come divinità intoccabili a portata di voto. E basta.


Daniele Faugiana

Redazione a cura di Chiara Paci

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OPINIONE PUBBLICA, OPINIONE DI MASSA? OPINIONE DI RETE!

8 aprile 2010 Lascia un commento

Probabilmente l’opinione pubblica è sempre esistita, sia pure in dimensioni ridotte; ma è evidente che oggi essa eserciti una più rilevante incidenza a livello politico e sociale.

Public spirit”, “General opinion”, “Opinion publiquefurono termini nuovi  volti ad indicare tuttavia un nuovo tipo di comunicazione  che si affermava tra i privati cittadini borghesi alla fine del XVIII secolo, con la diffusione della stampa periodica e la comparsa di nuovi spazi di socialità, quali i caffè, le società di lettura e i clubs.

Nuovi prodotti culturali che “iniettavano” nella cultura settecentesca un gusto per la discussione e l’argomentazione che toccava ben presto non solo l’arte, il teatro e la letteratura, ma anche la politica e l’economia. Un’ opinione d’elite prodotta da un pubblico altrettanto elitario dell’epoca dei Lumi costituito da lettori di giornali, riviste e pamphlets (genere letterario che consiste in un testo breve, per lo più con intenti polemici.).

E’ evidente che oggi non si può più parlare né di un pubblico elitario, né tanto meno di un’opinione pubblica limitata, ci troviamo di fronte ad un’opinone pubblica massificata.

Anche il sociologo Jurgen Habermas, notando questo cambiamento, sostiene che alla base di esso vi siano come cause più rilevanti la nuova fase dello sviluppo capitalistico intervenuta alla fine del XIX secolo e la trasformazione della società civile con l’ingresso della massa nella vita politica.

L’editoria si assoggetta alle leggi di un mercato di massa con conseguente abbassamento del livello culturale dei giornali o dei periodici con una tendenza “apolitica” e sempre meno critica.

Da strumento di emancipazione, quale era nel Settecento, l’opinione pubblica si trasforma in una massa amorfa e indifferenziata e sembra diventare strumento di integrazione piuttosto che di critica.

L’idea di massa è un concetto non chiaramente delineato perché risente di diverse visioni, analisi e opinioni contrastanti.

Nel concetto di massa non c’è solo e semplicemente un problema di quantità, ma vi è anche un giudizio qualitativo poiché nel pensiero classico se il concetto di elite ha in sé un aspetto positivo (responsabilità, visione corretta e critica del mondo), quello di massa è visto come qualitativamente inferiore, passivo, rozzo.

Nella “teoria della circolazione delle eliteVilfredo Pareto sostiene che dalla massa emergano gli individui migliori che poi diventano elite, la massa è passiva mentre le elite sono in grado di modificare il mondo; la dinamica sociale è data dalla circolazione delle elite che sono le sole a gestire il potere.

Nel libro “Ribellione delle masse” il filosofo spagnolo Ortega y Gasset afferma di non scorgere più alcuna distanza tra gli eletti (persone colte e responsabili; elite) e le masse, l’avanzamento di quest’ultime veniva visto come un fatto negativo, una barbarie: le masse rischiano di distruggere la civiltà perché non sono in grado di gestire il mondo sociale.

Infine, se il pensiero di Marx considera le classi subalterne (il proletariato nella sua analisi) come masse coscienti che irrompono nella storia diventando protagoniste e quindi non condivide il concetto di massa come moltitudine disorganizzata, Horkheimer e Adorno (Scuola di Francoforte) ritengono, invece, che la classe operaia, quella del proletariato, non sia più una classe rivoluzionaria poiché il sistema sociale nella società industriale avanzata integra tutti e tutto; lo integra attraverso il consumo, attraverso la creazione di bisogni indotti ecc.. ecco che la classe operaia tende a essere meno incisiva e perde la caratteristica di essere attiva, quindi la massa diviene nuovamente disarticolata.

L’opinione pubblica è dunque totalmente mutata nelle sue forme: ha subito un processo di massificazione che l’ha resa inevitabilmente più sfuggevole, complessa e frammentata, e quindi di difficile analisi e interpretazione. Leggi tutto…