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DIETRO LE QUINTE DELL’EMERGENZA: HAITI E ALTRI INTERESSI

8 marzo 2010 Lascia un commento

Troppe stellette, gli americani tendono a confondere l’intervento militare con quello di emergenza. Manca una capacità di coordinamento per non disperdere gli aiuti che sono stati inviati. Questo affermava Guido Bertolaso di fronte all’intervento statunitense dopo il terremoto di Haiti e riceveva di riflesso numerose critiche da parte dell’amministrazione Usa e non poche autoflagellazioni e genuflessioni da parte del governo italiano stesso.
Esiste però anche un Bertolaso americano, si chiama Soumitra R. Eachempati ed è un “chirurgo” delle emergenze, anche lui è stato ad Haiti e anche lui ha criticato l’amministrazione degli aiuti umanitari affermando che l’intervento è stato coordinato male e lasciato nelle mani dei militari americani, i quali hanno adottato i loro criteri di gestione, non comprendendo che avrebbe dovuto esserci un salto di qualità nella organizzazione degli aiuti internazionali (FONTE).

L’operazione umanitaria statunitense ha ricevuto insomma non poche critiche, l’imbarazzo inizialmente generato da quelle di Bertolaso si è potuto stemperare perciò in una visione più oggettiva del problema, data dalla semplice accettazione di una conduzione fallimentare della crisi haitiana affrontata da 15.000 soldati, portaerei, mezzi militari a fronte di bisogni alimentari e sanitari della popolazione. L’amministrazione statunitense ha deciso prontamente di spedire migliaia di soldati e mezzi sull’isola caraibica con il mandato di fornire aiuti, ma soprattutto di ricostruire il paese e le sue istituzioni. La gestione è stata accentrata nelle loro mani e, in secondo piano, sono quindi passati gli interventi di altri attori, come le Ong internazionali. Non è un caso che Obama abbia affidato il compito di coordinare la raccolta fondi per il terremoto di Haiti proprio Bill Clinton e W. Bush entrambi direttamente coinvolti nelle operazioni politiche ed militari che hanno determinato lo stato di povertà e di oppressione ad Haiti. L’ex Ministro della Difesa Haitana Patrick Elie ha diffuso la notizia che non si tratta di aiuti quello che i militari Usa stanno facendo, ma di una vera e propria invasione (FONTE).

Molti analisti politici affermano inoltre di prevedere una lunga presenza delle forze militari statunitensi su territorio haitiano. Al di là delle ulteriori critiche -spesso a senso unico- del presidente venezuelano Chavez, venate di un profondo sentimento antiamericano, è possibile tuttavia che si insinui a questo punto nello “spettatore” un qualche dubbio sul reale motivo di una presenza di quel genere sui territori colpiti dal terremoto.
Haiti ha da sempre avuto una storia fatta di oppressioni economiche frutto delle politiche del FMI e di ingerenze da parte statunitense, l’ultima fu l’esilio del presidente Jean-Bertrand Aristide nel 2004 dopo un golpe di forze paramilitari successivamente al quale a Port-au-Prince sbarcarono truppe di marines inviate dall’ex-presidente Usa G. W. Bush, e Boniface Alexandre, giudice capo della corte suprema, fu nominato presidente del consiglio con l’appoggio di Stati Uniti, Canada e Francia. Le nuove elezioni del 2006 portarono alla presidenza per la seconda volta René Preval, attualmente in carica. Appena insediatosi, Préval sottoscrisse l’accordo Petrocaribe (FONTE) con il Venezuela (forniture a condizioni di particolare favore di petrolio e gas) e riaffermò la volontà di proseguire la collaborazione, già molto stretta, con Cuba, soprattutto nel settore sanitario. Si rivolse inoltre ai Paesi dell’America Latina, quali Brasile, Argentina e Cile, per ottenere aiuti allo sviluppo del proprio paese. Rapporti che non rassicurarono né gli americani né gli europei già messisi da tempo al lavoro per destabilizzare per l’ennesima volta questo piccolo paese.
Ma c’è di più, già nel 2008 due scienziati, Daniel e Ginette Mathurin, avevano affermato che ad Haiti esistevano delle grandi riserve di petrolio e uranio (vedi immagine sopra). “Abbiamo identificato 20 giacimenti di petrolio” aveva detto Daniel Mathurin, sismologo haitiano, assicurando che le riserve di petrolio di Haiti sono una ricchezza che aumenta gli interessi strategici del Paese(FONTE). Per Ginette Mathurin, sua moglie: “questi giacimenti sono dichiarati ‘riserve strategiche degli Stati Uniti d’America’ “: minimo 3 ditte canadesi sono attive nell’Isola nella ricerca di Oro e Rame e nel giro di tre anni hanno accumulato un impero, le ditte sono: St.Genevieve, Eurasian Minerals e Majescor(FONTE). La St.Genevieve stando ai fatti ottenne un contratto di 25 anni (nel 1997) dal Presidente Renè Prèval, durante il suo precedente mandato.

Al di là delle immagini di profonda desolazione e indigenza presentate dai mass media internazionali, Haiti sembra invece possedere un potenziale nascosto e rappresentare molto di più di quanto non si creda: un territorio strategicamente primario a livello minerario e petrolifero e strategicamente ambiguo a livello geopolitico/militare, dati i recenti rapporti collaborativi dell’attuale presidente Préval con paesi a forte connotazione antiamericana -nonchè nuovi protagonisti nello scenario economico globale- quali Brasile, Cuba, Venezuela.


Luca Ciccarese

Fonti:
Articolo di Soumitra R. Eachempati
Patrick Elie condanna la militarizzazione di Haiti
Haiti e l’accordo Petrocaribe
St.Genevieve, Eurasian Minerals, Majescor ad Haiti
Il petrolio ad Haiti + (Traduzione articolo)

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