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Posts Tagged ‘debito pubblico’

L’OMBRA DEL “SALVATAGGIO”: EUROPA A RISCHIO DEFAULT

15 maggio 2010 Lascia un commento

Orientarsi nella schizofrenia dilagante delle notizie sull’economia non è cosa semplice. Soprattutto in questo periodo. L’attuale crisi -a quanto pare- sembra avere poco a che fare con l’ ‘antenata’ del 1929, che mise in ginocchio l’occidente. Dopo pochi giorni di caos greco i mercati magicamente rialzano anche di 10 punti percentuali, le ombre nere paiono dissolversi e un nuovo ottimismo fatto di promesse e piani di salvataggio sembra pervadere l’Europa. Dobbiamo fidarci?

Dobbiamo innanzitutto distinguere bene tra economia reale e economia finanziaria. Le crisi economiche, per come le conosciamo storicamente, non scorrono in pochi giorni, ma queste che viviamo sembrano avere durata brevissima. Pazienti immaginari? In realtà si tratta di crisi finanziarie e quelle economiche ne sono spesso il frutto. L’economia reale subisce costantemente la scarica predatoria delle borse e delle speculazioni dell’economia finanziaria. La vera crisi è sempre quella dell’economia reale, non facciamoci illudere dai rialzi di borsa o dalle continue altalene di Wall Street.

I tempi stessi delle due economie sono profondamente diacronici e diversi. Guardare al mondo delle borse è come guardare alle stelle. La luce che arriva a noi da una qualsiasi stella è una luce antica, emessa migliaia di anni fa. Quella stessa stella potrebbe aver già cessato di esistere da tempo, ma noi probabilmente ci accorgeremo di questo solo fra qualche altro migliaio di anni.Gli effetti sull’economia reale sono effetti che arrivano da lontano e che certamente non risentono delle microvariazioni giornaliere delle borse. La crisi ormai ci perseguita dal 2006 e non potranno essere dei +10,1 di un martedì di maggio a risanare una situazione ormai compromessa a livello economico-sociale. Sono necessarie risposte politiche forti.

L’ottimismo e il rialzo delle borse è sbocciato dalla decisione dell’Ecofin che dopo 14 ore di dibattito, ha delineato misure di salvataggio della zona euro per il valore di 720 miliardi di euro: 440 dagli stati europei, 220 dal Fondo Monetario Internazionale, il restante dalla Commissione Europea, tutto condito con l’impegno della Banca Centrale Europea ad acquistare titoli di stato dei paesi in difficoltà.
440 miliardi di euro dagli stati europei sono una cifra spropositata (considerando anche che il Regno Unito non contribuirà). Sappiamo che l’Italia sborserà 5 miliardi. Anche ipotizzando che gli altri stati dell’euro zona dovessero offrire il doppio per testa, la cifra di 440 miliardi parrebbe ancora molto lontana. E allora, come si fa? Dobbiamo presumere che questi soldi deriveranno da altro debito a carico degli stati creditori (e perciò debitori). Nuovo debito per risanare altro debito. La logica è quella di scavare una buca per coprirne un’altra.

Abbiamo detto che la BCE si impegnerà ad acquistare titoli di stato dei paesi in difficoltà (fra l’altro contravvenendo a norme europee che formalmente non lo permettono): acquistare titoli di stato significa immettere nuova liquidità nel mercato, immettere nuova moneta, nuovo denaro. Finchè l’economia rallenta e va in deflazione e le banche non prestano, non c’e’ il rischio di avere immediatamente iperinflazione, ma tale possibilità permane; e permane l’ombra di un nuovo 1929, di un indebolimento vertiginoso della moneta europea e dell’ UE stessa, che rischia di sfasciarsi o di abbracciare l’ipotesi delle “due velocità”.

In sostanza, queste politiche di ‘salvataggio’ probabilmente avranno un effetto positivo nel breve periodo, ma saranno solo palliativi che andranno a creare nuovo debito pubblico per risanarne altro. Siamo su una nave che continua ad imbarcare acqua da tutti i lati e per coprire alcune falle, ne creiamo di nuove: meccanismo che non potrà essere eterno. Dobbiamo essere cauti. Crisi future sull’onda dell’attuale saranno nuovi pezzi del mosaico economico-sociale che stiamo vivendo: un distruttivo default del sistema, che potrà mettere in ginocchio l’economia reale portando lacrime e sangue. Il 1929, quell’antenato dimenticato, non ci sembrerà poi così distante.

Rapporto Debito Pubblico/Pil del 2006

Luca Ciccarese

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CRACK IN GRECIA. FINANZA 1 – ECONOMIA REALE 0

29 aprile 2010 Lascia un commento

“Negli ultimi venti anni abbiamo assistito al progressivo dilatarsi della dimensione della finanza globale, fino ad essere del tutto svincolata dalle esigenze dell’economia reale. Con un ribaltamento di paradigma, la finanza da ancilla e’ divenuta domina” Carlo Azeglio Ciampi

La politica sarà investita da tensioni di enorme portata, che spazzeranno via interi sistemi. Non è una quartina di Nostradamus, ma un possibile scenario dopo il crack della Grecia. Il dominio della finanza sull’economia reale e sulla politica sembra infatti in questi ultimi tempi esternarsi in tutta la sua immorale e irresponsabile potenza. Le proporzioni della crisi greca sono certo modeste in rapporto all’intera Unione Europea, ma aprono una finestra speculativa “perfetta” per rovinare un paese e contagiare gli altri.
Speculare
contro i paesi “fragili” sul piano finanziario diventa una ghiotta occasione per nuovi profitti che possano risollevare un po’ i bilanci delle numerose banche provate dalla crisi. La finanza inizia a guadagnare chiedendo tassi d’interesse più alti (per comprare i titoli di stato decennali di Atene si chiede ora un rendimento di 7 punti percentuali più alto dei Bot tedeschi quando due mesi fa era di quattro punti), scommette sul deprezzamento del valore dei titoli pubblici e  sull’insolvibilità del governo di Atene.

I grandi speculatori di Wall Street sanno bene che il dollaro, l’architrave della finanza mondiale, dovrà cedere (è infatti impossibile rifinanziare la valanga di titoli del debito pubblico statunitense che verrà a scadere fra pochi mesi). Perciò va fatta crollare l’alternativa monetaria disponibile, l’euro, e creare un bisogno forzoso ed estremo di dollari.

E così con i meccanismi da loro manovrati attraverso spaventose entità criminali (le agenzie di rating), gli speculatori decidono i tempi e i modi dei crolli, su cui hanno scommesso montagne di soldi con la certezza di vincere.  La Banca Centrale Europea non può acquistare i bond spagnoli o greci se il loro rating non raggiunge una certa soglia. Così, chi decide il rating può decidere quando e come far cadere i pezzi di un sistema, Stati interi. Il rating della Spagna intanto, è stato già abbassato portando un clima di panico nell’ UE.

Se nel 2008-2009 i “soliti ignoti”  vampiri della finanza affossavano le banche, gravate di scommesse impossibili su debitori insolventi, oggi affossano addirittura gli Stati sovrani. La politica, per coprire i debiti,  avrà scelte estremamente costose da fare: aumentare le imposte, scatenare l’inflazione per ridurre il peso del debito, altrimenti fare bancarotta.

Tempisticamente perfetto d’altronde è stato l’annuncio delle banche Goldman Sachs e JP Morgan Chase: non più “soli” 45 miliardi di euro per salvare Atene, ma almeno 600 miliardi di euro. Cifra superiore a quella che martoriò le casse Usa per impedire il collasso totale nel 2008, quando i contribuenti furono salassati per 700 miliardi di dollari, una parte dei quali spudoratamente finiti nei bonus dei manager. Adesso i contribuenti, cioè coloro che dovranno pagare indirettamente la crisi greca, potremmo essere noi in quanto cittadini europei. I manager con i portafogli gonfi saranno invece sempre gli stessi. Come afferma il filosofo Umberto Galimberti, la nuova  lotta di classe del XXI secolo è quella tra economia reale e finanza.

Paradossalmente, le vittime sacrificali di questa crisi- gli Stati-  sono stati spesso gli stessi che attraverso i propri governanti avevano osannato la liberalizzazione della finanza e consentito la speculazione.

Ancora oggi gli Stati continuano a credere che sia bene lasciare i mercati di finanza e monete senza vincoli e tasse. La politica sembra incapace di pensare a dinamiche diverse nel rapporto tra bene comune e interessi privati, finanza ed economia reale, capitale e lavoro. Prigioniera di una visione del mondo neoliberista. Nuova ideologia totalizzante e irresponsabile.

Finiamo in ‘bellezza’; Federico Rampini su «la Repubblica» del 29 aprile 2010 scrive: «Un’inchiesta del Department of Justice accusa i più importanti hedge fund (Soros, Paulson, Grenlight, Sac capital) di aver concordato un attacco simultaneo all’euro, in una cena segreta l’8 febbraio a Wall Street. Il giorno dopo, 9 febbraio, al Chicago Mercantile Exchange i contratti futures che scommettevano su un tracollo dell’euro erano schizzati oltre 54.000, un record storico. Con Goldman Sachs e Barclays in buona vista nelle cronache su quelle grandi manovre.»


Che altro aggiungere?

Luca Ciccarese

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