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STALLO POLITICO E MOVIMENTI DAL BASSO

27 maggio 2010 Lascia un commento

E’ innegabile: un clima di sfiducia e scontentezza aleggia in maniera sempre piu’ avvolgente attorno a quella che dovrebbe essere il fondamento stabile di ogni società, la classe politica.

Ed è proprio il popolo, linfa vitale della democrazia, a sentirsi sempre meno rappresentato dai governi che si stanno susseguendo nelle ultime legislature. Che sta succedendo? Dove è finita l’identità politica che si è, storicamente, tanto faticato a creare? E’ sicuramente scalfita, minata alle basi da cio’ che ci stiamo abituando a vedere e sentire ogni giorno: un parlamento immobile, una crisi economica senza fine (nonostante i continui appelli ottimistici), imprese falliscono, disoccupazione(800.000 nuovi disoccupati nel biennio 2008-2010), malasanità e corruzione. Una società civile in balia di se’ stessa, bombardata solo di tante parole, che rimangono tali.
Politici indistinguibili
nei propri schieramenti propongono programmi e soluzioni ormai sovrapponibili e sempre meno efficaci a livello pratico, confermando -si noti- le “profezie”  schumpeteriane del ’42.

E’ in questo momento che l’ identità politica dei molti implode: chi scegliere quando si è in cabina elettorale? Da chi farsi rappresentare? Dal solito“migliore tra i peggiori”?
Magari meglio astenersi e non esercitare il proprio diritto, basti pensare che alle ultime elezioni regionali, tenutesi nel marzo 2010, hanno votato meno della metà degli aventi diritto.

Negli ultimi tempi, scrutando tra le nebbie di questo clima malsano, osserviamo la ricomparsa sulla scena politica -come un fiume carsico- di movimenti e correnti che sgorgano dal basso, che nascono col puro intento di opposizione alle politiche vigenti e finiscono per essere propositivi e vicini agli interessi dei votanti. Direttamente nelle piazze, nelle università e sempre più frequentemente sulla rete. Alla base c’è un’idea precisa e c’è voglia di cambiamento, di un’alternativa a cui aggrapparsi ed in cui credere. Ma c’è soprattutto concretezza nelle proposte e nelle riforme presentate, nessuna teorizzazione utopica, ma tentativi di rovesciamento concreti e istanze propositive di fronte a problemi altrettanto concreti. Tali soluzioni possono essere condivisibili o meno, estremiste o moderate, ad ogni modo ci sono e questo alla popolazione piace e dà sicurezza.
L’esempio piu’ eclatante in questo senso è il caso della Lega Nord, nata nel 1989, la quale poggia le proprie basi su ideali forti e radicali. Chiari segnali del consenso crescente che questo movimento sta ottenendo nella popolazione italiana sono arrivati dalle recenti regionali: la Lega ha vinto in svariate regioni del Nord (in regioni come il Veneto ed il Piemonte ha demolito anche il PDL) e si è insediata in maniera forte nelle città storicamente “roccaforti” di partiti di centrosinistra o centrodestra.

Altro esempio, che è impossibile non citare,  è il Movimento 5 stelle fondato da Beppe Grillo, movimento nato da un blog 5 anni fa e tra i primi a sfruttare a pieno l’enorme potenziale della rete. Ha toccato problemi sentiti da gran parte della popolazione declinandoli in un’ottica progressista e moderna, in netto contrasto con l’immobilismo culturale e sociale che imperversa nel paese.
Il blog ha ottenuto presto un seguito tale da poter organizzare un vero e proprio movimento politico che ad oggi conta numerosi consiglieri in giro per i comuni italiani, fino a raggiungere un importante 7% in Emilia Romagna surclassando anche l’UDC, partito storicamente piu’ radicato.

Pessimo è il tentativo di soffocare questi movimenti che ascoltano e rappresentano, piu’ e meglio di molti partiti “mainstream“, la volontà popolare. Significa ignorare l’insoddisfazione palese di gran parte del popolo ed alimentare così focolai di ribellione irrazionale e smarrimento.

Un esempio di ciò è probabilmente il tentativo dello schieramento di centrosinistra di incolpare il Movimento 5 stelle della perdita di regioni come il Piemonte alle ultime elezioni regionali. Secondo alcuni infatti, il 5% “rubato” dal 5 stelle avrebbe causato la disfatta del PD alla presidenza regionale (tranne che nella città di Torino).

E’ in realtà facile rendersi conto che questa analisi politica non abbia una base sensata, per due motivi.
Prima di tutto il pensare che nessun elettore di centrodestra abbia scelto di votare Beppe Grillo è una follia.  E’ ben noto che esistono elettori di destra che non si sentono più rappresentati dalle tinte scolorite del PDL e che sperano dunque in un’alternativa liberale più moderna, è sufficiente girare sulla sfera blog di internet, compreso quello del 5 Stelle per trovarne.

Inoltre la sconfitta di Mercedes Bresso, uscente dall’incarico di Governatore della Regione Piemonte, è stata minata fortemente dall’astensionismo degli insoddisfatti, stufi di oscillare tra uno schieramento e l’altro senza mai ritrovare un minimo di soddisfazione nelle proprie aspettative. Quelli che hanno votato il MoVimento probabilmente, in mancanza di questo, si sarebbero uniti agli astenuti.

Osservando l’elettore medio di un movimento, o comunque il simpatizzante, è evidente una nota di autocelebrazione, di forte orgoglio nell’ esser parte di un grosso gruppo di persone. Questo è, tra l’altro, un requisito fondamentale per dar vigore a un’organizzazione che parte dal basso priva dei  numeri e della stabilità di un partito che magari affonda le proprie radici nella storia d’Italia. Altri due ingredienti, anch’essi imprescindibili, sono ideali ben delineati e naturalmente un leader carismatico. Un individuo (di solito il fondatore) in cui impersonificare tutta l’essenza del gruppo.

I leader di un movimento popolare solitamente differiscono da quelli di un partito nel rapporto con i sostenitori.

Beppe Grillo è un personaggio che fa molto affidamento sulla sua immagine, anche in seguito alla carriera da attore, rimanendo vicino alla gente comune; ma anche Mario Borghezio che, nel suo passeggiare tra i mercati delle città del Nord, incontra i propri sostenitori e discute con loro, come farebbe con un qualsiasi vicino di casa.
Questa sensazione di vicinanza e di concreta prossimità con i propri rappresentanti induce una certa fiducia nella gente. Ulteriormente invogliata a votare qualcuno che conosce da vicino.

Ecco che si sceglie di cambiare aria votando per un’alternativa che abbia chiare idee e che le illustri con parole comprensibili a tutti, contro ogni ambiguità. Che dimostri di essere vicina ai cittadini, che ne parli lo stesso linguaggio e agisca direttamente sul territorio, e non lassù in alto, come divinità intoccabili a portata di voto. E basta.


Daniele Faugiana

Redazione a cura di Chiara Paci

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