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Archive for the ‘Editoriali’ Category

NON GIOCHIAMO AL ’68

28 novembre 2010 1 commento

Non giochiamo al ’68, ma diamo una identità nuova alla protesta. Non ripetiamo quei vecchi slogan sbiaditi, né quelle iniziative che avevano un senso e un inizio quarant’ anni fa. Forse i sessantottini avevano più fantasia di noi, al tempo. Siamo giovani e intelligenti, perché ispirarsi ai dinosauri della protesta? Questa è un’altra Italia, un altro mondo con priorità e logiche inedite.  Guardiamoci negli occhi, non stiamo combattendo per una società alternativa e diversa come nel ’68, nonostante tutto questa fa ancora comodo e non abbiamo idee. Non abbiamo idee, né entusiasmi e non si parla di pace, di libertà e uguaglianza, qua non si fa la rivoluzione,  abbiamo solo molta angoscia. Il futuro ci tormenta e non c’è spazio per hippies e capelloni, siamo impauriti, disorientati e arrabbiati e per nulla vicini a quell’ideale zen-pacifista e radical.

La rabbia.  Non si direbbe, ma abbiamo molta più rabbia di quarant’ anni fa. Rabbia mista al vuoto, nichilismo, niente da perdere.  Siamo più pericolosi. Chi sono? Dipende. Cosa voglio? Un futuro, perdio, l’opportunità di sapere chi sono, chi sarò, chi vorrò essere. Almeno credo. Stiamo lottando per un futuro, non per la società, non per più diritti, né per la pace, niente di tutto questo.  Sarà molto più semplice poi dimenticarci di queste nostre lotte quando magari avremo la nostra casetta con giardino, automobile, garage, moglie e figli. Idealmente non abbiamo investito niente in Leggi tutto…

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OPINIONE PUBBLICA, OPINIONE DI MASSA? OPINIONE DI RETE!

8 aprile 2010 Lascia un commento

Probabilmente l’opinione pubblica è sempre esistita, sia pure in dimensioni ridotte; ma è evidente che oggi essa eserciti una più rilevante incidenza a livello politico e sociale.

Public spirit”, “General opinion”, “Opinion publiquefurono termini nuovi  volti ad indicare tuttavia un nuovo tipo di comunicazione  che si affermava tra i privati cittadini borghesi alla fine del XVIII secolo, con la diffusione della stampa periodica e la comparsa di nuovi spazi di socialità, quali i caffè, le società di lettura e i clubs.

Nuovi prodotti culturali che “iniettavano” nella cultura settecentesca un gusto per la discussione e l’argomentazione che toccava ben presto non solo l’arte, il teatro e la letteratura, ma anche la politica e l’economia. Un’ opinione d’elite prodotta da un pubblico altrettanto elitario dell’epoca dei Lumi costituito da lettori di giornali, riviste e pamphlets (genere letterario che consiste in un testo breve, per lo più con intenti polemici.).

E’ evidente che oggi non si può più parlare né di un pubblico elitario, né tanto meno di un’opinione pubblica limitata, ci troviamo di fronte ad un’opinone pubblica massificata.

Anche il sociologo Jurgen Habermas, notando questo cambiamento, sostiene che alla base di esso vi siano come cause più rilevanti la nuova fase dello sviluppo capitalistico intervenuta alla fine del XIX secolo e la trasformazione della società civile con l’ingresso della massa nella vita politica.

L’editoria si assoggetta alle leggi di un mercato di massa con conseguente abbassamento del livello culturale dei giornali o dei periodici con una tendenza “apolitica” e sempre meno critica.

Da strumento di emancipazione, quale era nel Settecento, l’opinione pubblica si trasforma in una massa amorfa e indifferenziata e sembra diventare strumento di integrazione piuttosto che di critica.

L’idea di massa è un concetto non chiaramente delineato perché risente di diverse visioni, analisi e opinioni contrastanti.

Nel concetto di massa non c’è solo e semplicemente un problema di quantità, ma vi è anche un giudizio qualitativo poiché nel pensiero classico se il concetto di elite ha in sé un aspetto positivo (responsabilità, visione corretta e critica del mondo), quello di massa è visto come qualitativamente inferiore, passivo, rozzo.

Nella “teoria della circolazione delle eliteVilfredo Pareto sostiene che dalla massa emergano gli individui migliori che poi diventano elite, la massa è passiva mentre le elite sono in grado di modificare il mondo; la dinamica sociale è data dalla circolazione delle elite che sono le sole a gestire il potere.

Nel libro “Ribellione delle masse” il filosofo spagnolo Ortega y Gasset afferma di non scorgere più alcuna distanza tra gli eletti (persone colte e responsabili; elite) e le masse, l’avanzamento di quest’ultime veniva visto come un fatto negativo, una barbarie: le masse rischiano di distruggere la civiltà perché non sono in grado di gestire il mondo sociale.

Infine, se il pensiero di Marx considera le classi subalterne (il proletariato nella sua analisi) come masse coscienti che irrompono nella storia diventando protagoniste e quindi non condivide il concetto di massa come moltitudine disorganizzata, Horkheimer e Adorno (Scuola di Francoforte) ritengono, invece, che la classe operaia, quella del proletariato, non sia più una classe rivoluzionaria poiché il sistema sociale nella società industriale avanzata integra tutti e tutto; lo integra attraverso il consumo, attraverso la creazione di bisogni indotti ecc.. ecco che la classe operaia tende a essere meno incisiva e perde la caratteristica di essere attiva, quindi la massa diviene nuovamente disarticolata.

L’opinione pubblica è dunque totalmente mutata nelle sue forme: ha subito un processo di massificazione che l’ha resa inevitabilmente più sfuggevole, complessa e frammentata, e quindi di difficile analisi e interpretazione. Leggi tutto…

COME DEDICARE UNA NOTTE ALLA RAI, BOICOTTANDOLA

E’ successo, ce l’hanno fatta. Michele Santoro, insieme al resto del team di Annozero è riuscito ad aggirare la “censura” della RAI spostandosi su altri canali mediatici e di fatto rubandogli più share che mai (si parla del 13%). Insieme a Marco Travaglio, Sandro Ruotolo, Giovanni Floris e un altro lungo elenco di personaggi del mondo del giornalismo e dello spettacolo in generale, ha trasmesso in diretta da un “semplice” palazzetto dello sport, travestito da studio televisivo alle 21 di giovedì 25 marzo la trasmissione RAIPERUNANOTTE.

Non un semplice programma ma una vera e propria manifestazione di massa. Un meeting dell’informazione libera. Una protesta verso chi vuol mettere il bavaglio al giornalismo vero. Una manifestazione di dissenso verso i tentativi del Governo di mettere a tacere i dissidenti. Ma non solo. Raiperunanotte è anche un chiaro esempio della potenza dei media televisivi liberi come come Current TV e della capillarità delle tecnologie in Streaming su Internet, nonché della capacità ormai assodata del “popolo della rete” di organizzare ritrovi in piazza in un battibaleno, raggiungendo numeri importanti anche per semplici proiezioni video.

La trasmissione si è aperta con una sovrapposizione Mussolini-Berlusconi che già faceva intendere dove si volesse andare a parare. Una folla da stadio accoglie i giornalisti, ormai idoli, punti di riferimento per un paese che non ha più un’identità civile. Grande ovazione per i vari Travaglio, Floris, il grande ritorno di Daniele Luttazzi (più esplicito che mai!), l’intervento di Roberto Benigni (roba rara di questi tempi). Peccato per alcune cadute di stile durante la trasmissione (Morgan, assolutamente inutile), ma il punto fondamentale non è questo. L’obiettivo è stato raggiunto.

Ora poniamoci però una domanda. Possibile che in un paese occidentale si debba arrivare a questo? Meravigliarsi di fronte a un programma che dice la verità e, aldilà del gusto personale del pubblico, difende il proprio diritto di comunicare la propria opinione sui temi caldi. Possibile che la gente abbia accolto Michele Santoro come un messia? Non sono i giornalisti a dover fare politica, ma purtroppo è quel che succede. In una società ormai priva di senso critico e civico non sappiamo più da chi farci rappresentare e cerchiamo la salvezza in personaggi dello spettacolo. Questi ultimi sono caricati di una responsabilità che in un paese “normale” non dovrebbero avere.

Eppure le persone giovedì sera ci credevano. Tanto ridevano alle battute dei vari comici, quanto osservavano lo spettacolo con occhi di speranza. Sembravano chiedere:”aiutateci”. E’ un popolo senza guida, abbandonato dalla sinistra ormai immobile di fronte alla prepotenza di un governo che non ha interesse nel benessere della popolazione. I cittadini cercano un appiglio. Non ci sono partiti, non c’è faziosità. Questa gente non è di sinistra e non è di destra. E’ solo stufa e vuole trovare una nuova strada per ricominciare a vivere in una società moderna, libera e senza censura.

E’ stato quel che aspettava la gente. Una specie di riunione per fare il punto della situazione di quali siano i ranghi. Si sono evidenziati i ruoli, le idee, gli scopi, i problemi. La gente non aspettava altro che una grande riunione per domandarsi:”ma quanti siamo?!

La risposta è semplice come la domanda: tanti.


Daniele Faugiana

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