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NESSUNO TOCCHI WIKILEAKS

Chiunque venga ritenuto un Hacker, sta facendo per forza qualcosa di illegale. Questo è un brutto segnale sullo stato della nostra società, se si pensa che una persona alla ricerca della verità e delle conoscenza, viene subito considerata coinvolta in qualcosa di nefasto. Gli Hackers, nella loro ingenuità idealistica, rivelano sempre le cose che hanno scoperto, senza riguardo ai soldi, i segreti delle aziende, o le cospirazioni del governo. Noi non abbiamo nulla da nascondere, e questa è la ragione per cui siamo relativamente aperti nelle nostre faccende. […] Ma il fatto che non siamo disposti a giocare al gioco dei segreti, ci trasforma in una minaccia tremenda agli occhi di coloro che vogliono tenere le cose importanti fuori dalla portata del pubblico. La maggior parte di noi è attratta dai sistemi che hanno la reputazione di essere inaccessibili. […] Ormai ci sono molte persone normali che condividono i valori degli Hacker, cioè la libertà di parola, il potere dell’individuo davanti allo stato o alle corporation […] perché la difesa dell’individuo è il vero punto importante“. Parole di Eric Gordon Corley, pioniere della comunità Hacker dagli anni 80, nome in codice Emmanuel Goldstein. Quell’ Emmanuel Goldstein del 1984 di Orwell “l’apostata, il traditore che tanto, tanto tempo fa (nessuno ricordava quanto) era stato una personalità fra le più insigni del Partito, addirittura quasi allo stesso livello del Grande Fratello, ma poi si era impegnato in attività controrivoluzionarie ed era stato condannato a morte. Dopodiché era evaso e misteriosamente scomparso. Il programma dei Due Minuti d’Odio cambiava ogni giorno, ma Goldstein ne era sempre l’interprete principale. Era il traditore per antonomasia”. “Si mormorava anche dell’esistenza di un libro terribile, una sorta di compendio di tutte le eresie, di cui Goldstein era l’autore e che circolava in copie clandestine. Non aveva titolo. Per la gente era, semplicemente, il libro. Ma queste cose erano soltanto il frutto di dicerie indistinte: a meno che non fosse impossibile evitarlo, tanto la Confraternita che il libro erano argomenti che nessun membro ordinario del Partito avrebbe mai menzionato”. L’ultimo vero Goldstein che la nostra storia ricordi è stato Osama Bin Laden, nemico della civiltà, onnipresente, introvabile. Valvola di sfogo e, al contempo, cemento dell’occidente post 9/11. Il fantasma. Il nemico. L’ossessione.

Julian Assange è introvabile dal 18 novembre, dopo il mandato d’arresto della magistratura svedese. E’ australiano, ma il suo paese di origine oggi si rifiuta di dargli rifugio, e sta pensando piuttosto se avviare procedure penali nei confronti dei responsabili delle divulgazioni Wikileaks. Julian Assange ha detto che teme di morire. Nella società ‘civile’ americana, c’è già chi da tempo chiede la sua testa. Un blog della destra fascista americana a settembre dava il meglio di sé scrivendo: “Possiamo fare qualcosa di legale per fermare un cittadino non americano che fa filtrare questi documenti [i file segreti sulla guerra in Afghanistan, che ha pubblicato Wikileaks, ndr]? Probabilmente no. Possiamo avere un agente della CIA con un fucile da cecchino che pianta una pallottola vicino alla testa di Julian Assange in occasione della sua prossima apparizione in pubblico, come avvertimento? Ci potete scommettere che possiamo. E dovremmo farlo. Se la cosa vi pare eccessiva, la CIA può ammazzarlo e fare in modo che sembri un incidente. Sia come sia, Assange merita di morire per quello che ha fatto. E dovrebbe essere ammazzato per mandare un messaggio efficace a chi, la prossima volta si azzarda a far uscire documenti di questo tipo” (FONTE). Il db di Wikileaks ha soltanto cominciato a sgocciolare, la massiccia operazione dei cracker ha messo a dura prova il sito da ieri pomeriggio, alcuni files relativi a questioni italiane sono addirittura spariti, Assange assicura che saranno nuovamente pubblicati. Finora niente di eclatante, sembra. Ci vorranno tre mesi di tempo; Wikileaks, data la mole informativa del database, pubblicherà i documenti a blocchi. Mentre non di blocchi, ma di blocco parla il senatore Usa Joe Lieberman che chiede ad Obama l’oscuramento del sito. Nemmeno 300 documenti pubblicati su 251.000 e già sappiamo di infiltrati statunitensi nei governi tedeschi o israeliani, di piani di guerra, dei rapporti Eni-Gazprom, armi nucleari Usa in Olanda e Belgio, un tumore per Khamenei e crack informatici per Google direttamente da Pechino. Il Partito, avrebbe scritto Orwell, trema. Nessuno tocchi il nuovo Goldstein.

Luca Ciccarese

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