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REGIONALI 2010: PERDENTI E VINCITORI

I risultati delle elezioni regionali 2010 fotografano una realtà sicuramente molto differente da quella delle precedenti, relative al 2005. In quest’ ultime infatti il centrosinistra si aggiudicava ben 11 regioni, il centrodestra solamente 2.

Oggi, di fronte ai risultati regionali 2010, è evidente l’ avanzata del centrodestra che 5 anni dopo conquista 4 regioni in più, a scapito dell’opposizione.

Molti notiziari televisivi hanno giustamente rilevato questo importante recupero del governo Berlusconi. L’analisi politologica dei risultati non è andata oltre, salvo osservare una crescita dell’astensionismo del 13% rispetto alle regionali 2005 e del 6% circa rispetto alle europee 2009.

E’ stato utile rilevare solo questo? Da cinque anni a questa parte molto è mutato nel panorama politico italiano, chiaro è che è legittimo e doveroso confrontare i risultati tra le regionali del 2010 e quelle del 2005, si tratta naturalmente di una necessaria valutazione sull’andamento dei singoli governi delle regioni.

Tuttavia prima di queste elezioni si è parlato molto di “referendum sul governo in carica”.

Ora, la coalizione Pdl-Lega guida il paese dal 2008, la valutazione sul “governo in carica” avrebbe perciò avuto un senso con un confronto a partire da tale data. Nel 2005 era invece ancora in carica il precedente governo Berlusconi, che avrebbe perso successivamente le elezioni del 2006, per poi tornare a conquistare un nuovo mandato nel 2008, dopo il crollo del governo Prodi.

Il panorama “regionali 2005” era perciò totalmente diverso: dal confronto 2010-2005 possiamo estrapolare solamente una valutazione -per quanto ponderata- sul governo regionale, ma si tratta di una forzatura cercarvi una effettiva valutazione sul governo in carica (anche considerando l’enorme astensionismo).

Il dato in realtà più impressionante e rilevante, confrontando i risultati elettorali di queste elezioni con le europee dello scorso anno, è: la perdita del 9% da parte del Pdl, la relativa stabilità di Pd e Idv, l’importante crescita della Lega Nord, infine la comparsa sulla scena politica del Movimento a 5 stelle di Beppe Grillo che, candidandosi in sole 5 regioni sulle 13 in questione, ha ottenuto ben l’1,77 % su base nazionale.

Guardando invece al confronto con le politiche del 2008, vediamo un Pd al 33% circa, che ci fa osservare una perdita di voti del 7% rispetto alle successive elezioni 2009 e 2010; vediamo una Lega più debole del 2%, una Idv con metà dei voti (“percentualmente” parlando) rispetto agli attuali; l’Udc ha invece, nel corso delle tre elezioni in questione, un andamento altalenante.

Bisogna comunque osservare che nelle politiche 2008 molto ha contato anche il così detto “voto utile” che probabilmente ha spostato parte dei voti dell’Udc verso il Pdl (che infatti ha poi recuperato un 2% nelle europee); per la stessa ragione è spiegabile anche il 7% in più del Pd derivante probabilmente da un voto utile dell’ elettorato di partiti più a sinistra.

Complessivamente il Pd è perciò rimasto in una posizione stabile, il Pdl ha in realtà perso molto dal 2009 al 2010, ed i reali beneficiari di queste elezioni sono state la Lega, il Movimento a 5 stelle e l’astensionismo.

Probabilmente il Pdl ha pagato il suo evidente allontanamento dalle problematiche economico-sociali del paese (a favore di altri temi in agenda, quali giustizia ecc..), in un momento davvero difficile a livello di economia reale. Il Pd è rimasto fondamentalmente stabile e ha mantenuto un suo elettorato senza ottenere niente in più: un risultato frutto di una radicata mancanza di personalità di partito, di carenza di proposte politiche realmente alternative, di una reiterata assenza dalla società civile vera e propria (salvo qualche incontro con operai poco prima delle elezioni).

Chi ha veramente vinto queste elezioni? Non certo il Pd, nè il Pdl: un fallimento evidente del bipolarismo.

La crescita della Lega Nord e del Movimento a 5 stelle testimonia invece una esigenza diversa respirabile nel Paese, un bisogno di politica che parli con le persone, che non si chiuda nei palazzi del potere, che cammini per strada radicandosi e crescendo nel cuore pulsante della società civile.

Questi due partiti -naturalmente- sono nettamente diversi in termini di idee ed ideali, ma entrambi sono riusciti ad intercettare nuove tendenze e nuove aspirazioni: la Lega sostiene il suo “popolo”, lo nutre con il buon governo a livello comunale, provinciale, locale, territoriale e convince anche nelle regioni tradizionalmente rosse intercettando il voto di molti operai (guardando anche alla progressiva perdita di voti dei partiti di estrema sinistra), optando da sempre per risposte semplici e fin troppo dirette -ma elettoralmente efficaci- a problematiche sociali di vario genere. Il Movimento a 5 stelle nasce invece dalla demonizzata “antipolitica” di Grillo, un’antipolitica che dall’inizio ha cominciato a parlare alle piazze e nei new media, ad urlare la sua rabbia e frustrazione, e che con l’ 1,77% in sole 5 regioni ha avuto un suo legittimo e inaspettato successo.

Successo che ha tolto probabilmente spazio e voti ad un partito altrettanto “arrabbiato” e “mordace” quale l’Idv di Di Pietro: ciò spiegherebbe la sua leggerissima flessione rispetto alle europee 2009 (dal 7,99 al 7,27).

Infine, chi è stato danneggiato dall’astensionismo? Probabilmente più il centrodestra (Lega esclusa): se guardiamo alle europee 2009 vediamo infatti che chi ha perso più voti sono Udc e Pdl, gli altri hanno tutti mantenuto una posizione stabile e un loro elettorato costante (alcuni accrescendolo). L’asse Udc-Pdl che perde voti di fronte ad uno sfrenato astensionismo testimonia una confusione sempre maggiore e una sfiducia di fondo da parte di un elettorato non ancora conquistato dal Pdl e che sta fondamentalmente tra centro e centrodestra. Non così convinto dal governo in carica per recarsi alle urne confermandogli la fiducia, nè dall’opposizione dell’Udc piuttosto assente e vacua nell’ultimo anno.

Ma allora, alla fine chi ha vinto? Non la politica tradizionale, nè gli “old” media broadcasting. Ha vinto la comunicazione a due, quella diretta, quella di strada, quella dei new media e dei blog. Piaccia o non piaccia, ha vinto la realtà.

REGIONALI

2010

EUROPEE 2009 POLITICHE 2008
Camera Senato
POPOLO DELLA LIBERTA’ 26,8 35,26 37,39 38,17
PARTITO DEMOCRATICO 26,1 26,13 33,17 33,7
LEGA NORD 12,28 10,2 8,3 8,06
ITALIA DEI VALORI 7,27 7,99 4,37 4,32
UDC 5,57 7,5 5,62 5,69
SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA’ 3,03 3,12
FEDERAZIONE DELLA SINISTRA 2,74 3,38
MOVIMENTO A CINQUE STELLE 1,77
LA DESTRA 0,71
VERDI 0,67
ALLEANZA PER L’ITALIA 0,58
LISTA BONINO PANNELLA 0,56 2,42

Luca Ciccarese

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  1. vincenzo
    5 aprile 2010 alle 09:28

    I dati si confrontano regionali-regionali, politiche-politiche- etc..
    Hanno vinto: Lega, IDV e 5 stelle. Punto!!!

    Chi cerca “disperatamente” di arrampicarsi sugli specchi illustrando temi e dati che trovano d’accordo solo chi li scrive dato che e’ un imcompetente…

    Poverino, fa solo tenerezza….

  2. 7 aprile 2010 alle 00:24

    Questa è soltanto la TUA interpretazione dell’articolo. Molto banale tra l’altro. Dalle mie parti si direbbe “utile come un culo senza buco”. Sono riportati dati UFFICIALI, niente supposizioni, solo dati reali, analizzati con banali implicazioni logiche che anche un bambino sarebbe in grado di fare. Fare un confronto tra elezioni politiche-regionali-europee non è niente di sbagliato, non si sta cercando di difendere nessuno qui, né di far passare un partito che magari ha preso una batosta come un partito vincitore.
    Quel che non hai capito è che non c’era l’intenzione di mettere qualcuno in risalto. Si stava soltanto esponendo ai lettori una serie di dati, cercando di portare l’attenzione a un’analisi più approfondita del tuo ridicolo “chi ha vinto/chi ha perso”. Questo tuo tono del “…punto!!!” non ti da una personalità decisa, ti fa solo apparire poco incline al dialogo tra esseri biologicamente più avanzati delle mucche. E poi fai come ti pare, se lo vuoi interpretare senza usare il cervello sei libero di farlo.

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